L'Istituto Internazionale di Geopoetica è stato fondato nel 1989 dal poeta-scrittore-saggista (titolare della cattedra di Poetica del XX secolo a Parigi-Sorbona), Kenneth White (1936-2023), che lo ha presieduto fino al 2013, quando ha ceduto la presidenza a Régis Poulet per dedicarsi interamente ai suoi lavori, comprese le sue ricerche in Geopoetica...

Ecco il testo inaugurale redatto nel 1989.

 

Cio che caratterizza l’ultimo scorcio del Novecento, è, al di là di tutte le chiacchiere e di ogni discorso secondario, il ritorno dell’essentziale, ovvero del poetico. Ogni creazione della mente è, fondamentalmente, poetica.

 

Si tratta ora di sapere dove risieda la poetica più necessaria e più fertile, e di applicarla.

 

Se attorno al 1978, ho iniziato a parlare di « geopoetica », cio era dovuto al fatto che, da un lato, la terra (la biosfera) fosse evidentemente sempre più minacciata, e che occorresse preoccuparsene in un modo che fosse al tempo stesso profondo ed efficace, e dall’altro perché mi era sempre sembrato che la più ricca poetica venisse da un contatto con la terra, da un’immersione nello spazio biosferico, da un tentativo di lettura di lettura delle linee del mondo.

 

Da allora, il teremine è stato ripresso qua e là, in contesti differenti. E’ giunto il momento di concentrare queste correnti d’energia in un settore unitario.

 

E’ per questo che abbiamo fondato l’Istituto di Geopoetica.

 

Nel caso del progetto geopoetico, non si tratta né di un’ulteriore « varieta » culturale, né di una scuola letteraria, né tanto meno della poesia concepita come arte intima. Si tratta di un movimento più vasto che concerne i fondamenti stessi dell’esistenza dell’uomo sulla terra.

 

Nell’ambito geopoetico fondamentale, incontriamo pensatori e poeti di ogni epoca et di ogni paese. Per fare solo qualche esempio, si pensi, in Occidente, ad Eraclito (« l’uomo è separato da quanto gli è più vicino »), a Hölderlin (« poeticamente vive l’uomo sulla terra »), a Heidegger (« topologia dell’essere »), a Wallace Stevens (« i grandi poemi del cielo e dell’inferno sono stati scritti, resta da creare il poema della terra »). In Oriente bisognerebbe pensare al taoista Tchouang--tseu, e all’uomo del vecchio stagno, Matsuo Bashô, senza dimenticare la bella meditazione del mondo che troviamo nel Hwa Yen Sutra.

 

Ma la geopoetica non riguarda soltanto i poeti e i pensatori. Henry Thoreau era sia ornitologo e metereologo (« l’ispettore delle tempeste ») che poeta, o piutologo, includeva le scienze nella sua poetica. I rapporti della geopoetica con la geografia sono evidenti, ma ne esistono anche con la biologia, e con l’ecologia (inclusa l’ecologia dello spirito) ben approfondita e sviluppata. Di fatto, la geopoetica rappresenta un terreno d’incontro e di stimolo reciproco, non solo, e cio, è sempre più insipensabile, tra poesia, pensiero e scienza, ma anche tra le più varie  discipline, se soltanto esse siano pronte ad uscire da confini spesso troppo ristretti per entrare in uno spazio globale (cosmologico, cosmopoetico), e porsi la domanda che ormai non puo più essere elusa : che ne è della vita sulla terra, che ne è del mondo ?

 

Tutta una rete puo essere intessuta, un insieme d’energie, di aspirazioni, di competenze, d’intelligenze.

 

Per l’Istituto di Geopoetica
28 aprile 1989
Kenneth White