Testi fondatori della geopoetica

Nell’ambito scientifico, le Considerazioni cosmologiche di Einstein (1917) segnano una tappa importante: sono un tentativo di  pensare il cosmo, anziché, semplicemente (metodicamente), di pesare la materia e di misurare le cose. Ma, anziché commentare quel trattato, preferisco, nel contesto di cui ci occupiamo, immergermi nel fondo psicologico del uomo Einstein, individuando nella sua corrispondenza (in particolare, con Max Born) certe frasi che evidenziano una problematica intima, un interrogarsi esistenziale e uno spazio di pensiero (e di esistenza) al di là della “ricerca”.

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Una teoria? Si’. Non si deve avere paura di questa parola che è stata ingiustamente scartata in questi ultimi tempi, per lasciare il posto ad un proliferare di gadget ed accessori fai da te.  Senza teoria si gira a vuoto, si accumulano commenti ed opinioni, ci si rinchiude nell’ immaginifico e nel fantasmatico, ci si smarisce nello spettacolare, si annega nel dettaglio, si soffoca in un quotidiano sempre più opaco. Per esser valida pero’ una teoria deve imperniarsi su un pensiero fondamentale, deve esser legata ad una pratica salda e deve restare aperta.

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